Italo Calvino visitò gli Stati Uniti per la prima volta nel 1959, grazie a una borsa di studio, e rimase molto colpito da quel mondo. Da un lato ne ammirava l’energia, la modernità, la tecnologia e la spinta verso il futuro; dall’altro, però, notava anche i difetti: il caos, la frenesia eccessiva e il rischio di vivere in modo superficiale, circondati da troppe cose inutili.
Quando molti anni dopo, nel 1985, fu invitato dalla prestigiosa Università di Harvard per tenere delle conferenze, decise di scrivere queste "Lezioni" (che purtroppo non riuscì mai a leggere perché morì improvvisamente). Voleva lasciare un messaggio per il nuovo millennio, suggerendo sei valori fondamentali (di cui ne scrisse solo cinque) per non smarrirsi nel futuro e conservare la qualità del pensiero umano.
Non significa essere superficiali, ma riuscire a sollevarsi sopra la pesantezza del mondo per osservarlo meglio e con più intelligenza.
È l’abilità di collegare i pensieri in modo veloce ed efficace, senza perdersi in dettagli inutili.
Significa essere precisi, chiari e ordinati, combattendo contro l'uso di parole vaghe o confuse.
È la capacità di creare delle immagini potenti dentro la nostra mente ("il cinema mentale") mentre leggiamo o pensiamo.
È l'idea che ogni cosa nel mondo sia collegata a tutto il resto, come una gigantesca rete infinita.